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Domenica 27 Marzo 2011 11:17

LIBIA: OCCORRE SOLUZIONE POLITICA PER GHEDDAFI

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(AGENPARL) – Roma, 27 mar - L’attuale condizione della Libia non può avere una soluzione militare (anti Gheddafi) che potrebbe protrarsi nel tempo e provocare uno stato di instabilità e di ingovernabilità, al limite del frazionamento istituzionale e territoriale del paese (come vorrebbe la Francia). Non si tratta di sostituire il governo di Gheddafi  con il governo provvisorio di Bengasi, nel caso di vittoria degli insorti, poiché il risultato potrebbe portare ad una instabilità e ad una conflittualità permanente di guerriglia armata, implicante la presenza attiva di forze militari di interposizione della Nato, della Lega Araba e dell’Unione Africana. Previsione non risolutiva del problema ma anzi destabilizzante per un lungo termine per tutto il nord Africa mediterraneo, con riflessi di instabilità (alcuni già in corso), anche violenti, nei paesi chiave dell’area MENA (Middle East-North Africa) con un aggravamento della condizione di Israele.

Occorre una soluzione politica per Gheddafi, la sua famiglia ed i suoi stretti cortigiani, al di fuori della Libia, con revoca delle accuse di genocidio e con una revisione seria, in conseguenza, dell’attuale blocco delle disponibilità finanziarie per individuare quelle di pertinenza dello Stato e del popolo libico e quelle di pertinenza della famiglia Gheddafi, attualmente all’estero.

Le disponibilità interne non dovrebbero invece essere oggetto di trattativa, essendo indiscutibilmente, in una visione unitaria post-bellica, da considerare tutte di pertinenza del popolo e delle comunità libiche. “Al nemico che fugge, ponti d’oro”, dice un vecchio detto popolare.

Il problema è se la posizione di Gheddafi sarà trattabile, il che, nonostante alcune indiscrezioni in tal senso diffuse da Al Jazeera, non è né facile né prevedibile immaginare, oppure non sarà trattabile, come è probabile.

Allora lo scenario sarebbe differente con una instabilità aperta, conflittuale e certamente di impedimento ad ogni possibile soluzione, se non pacifica, almeno di equilibrio seppur transitorio.

Il personaggio non è facile poiché identifica sé stesso con il suo popolo ed il suo Governo, e la conclusione potrebbe essere tragicamente drammatica per il post. Ma anche tale prospettiva deve essere oggetto di uno scenario programmato.

Qualsiasi soluzione non potrà non essere raccordata con i paesi della Lega Araba, con tutti i paesi del Nord Africa (Marocco e Algeria, ma soprattutto Egitto e Tunisia), con gli Usa e con l’Europa.

In particolare con i paesi che hanno rapporti economici, quasi di integrazione, con la Libia attuale, come l’Italia che ne è il primo partner economico, commerciale e finanziario e che con la Libia ha un accordo di amicizia che va al di là degli aspetti economici e.

L’Italia deve completare un piano di interventi collaborativi di sviluppo globale in tutte le attività economiche, quindi anche occupazionali, che con base Libia (ricca di energia e con giacimenti immensi di acqua in profondità, oro nero ed oro bianco) possa affrontare le emergenze di manodopera anche qualificata del paese e dei paesi limitrofi, in un progetto di sviluppo del bacino del basso mediterraneo che dia un vantaggio al nostro paese ed uno stop ai sogni di neo colonialismo di certuni.

Ma il problema è il destino di Gheddafi: dopo 42 anni di potere assoluto accetterà un compromesso politico, o vorrà cadere insieme al suo sogno di potere ?

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