Mercoledì 23 Novembre 2011 10:27

MAFIA: LO MORO (PD), VITA TROPPO DIFFICILE PER I TESTIMONI DI GIUSTIZIA

Scritto da  com/bat
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(AGENPARL) - Roma, 23 nov - “ A distanza di dieci anni dall'introduzione della legge sui testimoni di giustizia non è possibile tracciare un bilancio positivo. Non solo per i limiti che la normativa vigente ha dimostrato e che sono stati oggetto di approfondimento parlamentare e richiedono iniziative legislative, ma soprattutto per le difficoltà emerse sotto il profilo gestionale”. E' quanto scrive l'on. Doris Lo Moro del Pd, in un'interrogazione al Ministro dell'Interno nella quale fa un bilancio degli effetti e delle difficoltà che i testimoni di giustizia incontrano nella loro vita a servizio della legalità. "Il problema è largamente avvertito nella società italiana - si legge in una nota della deputata - Poche settimane fa, è partita una raccolta di firme su una petizione, promossa da Movimenti Civici, Movimento RadicalSocialista, Movimento Agende Rosse, Democrazia e Legalità, che ha per obiettivo quello di chiedere garanzie di lavoro e di sicurezza per i testimoni di giustizia. A settembre, su iniziativa di Antonia Lanucara, già presidente della Commissione Pari opportunità della Regione Calabria, è nato il comitato “Chi collabora non deve morire più ingoiando l’acido”, cui hanno aderito migliaia di donne. Si è svolto anche un sit-in davanti alla Prefettura di Reggio Calabria per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni la triste storia di due giovani donne calabresi, testimoni di giustizia, Tita Buccafusca, 38 anni, moglie di un boss, suicidatasi il 18 aprile 2011 e Maria Concetta Cacciola, 31 anni, che si è tolta la vita il 20 agosto 2011. Sia Buccafusca che Cacciola avrebbero ingurgitato acido muriatico. Nell’acido muriatico è stata, inoltre, sciolta nel novembre 2009 Lea Garofalo, altra giovane calabrese che aveva avuto il coraggio di denunciare fatti di sangue, mettendosi alle spalle vincoli familiari. Una morte atroce che ha recentemente accomunato in Calabria donne con storie diverse, anche difficili, che non possono essere dimenticate". Per questo l'on. Lo Moro chiede al Ministro che siano rivisti i criteri con i quali viene riconosciuto lo status di testimone, ricordando che è profondamente diverso dalla figura del pentito. I testimoni sono persone che non hanno commesso crimini, ma che per motivi diversi hanno visto o vissuto alcuni contesti: "Spesso - sottolinea la Lo Moro - guardando a quello che sta succedendo recentemente in Calabria - si tratta di donne, partner o figlie di criminali".