(AGENPARL) - Roma, 14 dic - "Il Codice dell'ordinamento militare (d.lvo 15 marzo 2010,n. 66) e il Testo unico delle disposizioni regolamentari (d.P.R. 15 marzo 2010, n. 90) devono ritenersi affetti da vizio di incostituzionalità perché adottati oltre il termine per l’esercizio della delega disposta con il c.d. taglia leggi (L. 246/2005). Gli schemi dei decreti da sottoporre al parere del Parlamento sono stati assegnati alla Commissione parlamentare per la semplificazione normativa solo il 15 dicembre 2009 con la conseguenza che il termine per l’espressione del parere obligatorio sarebbe scaduto oltre il termine ultimo del 16 dicembre 2009, per l’esercizio della delega, che quindi non poteva essere prorogato. Tuttavia , il Governo con una singolare interpretazione dell’articolo 14, comma 22, ultimo periodo, della legge 246/2005, ha prorogato ugualmente il termine per l’esercizio della delega, nonostante la norma in questione ne prevedeva tale possibilità solo 'Qualora il termine previsto per il parere della Commissione scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto dal comma 14, quest'ultimo e' prorogato di novanta giorni'. L’avvocato Marco Napoli, consulente legale del Pdm per le questioni amministrative e militari, ha ritenuto doveroso sollevare la questione per evidenziare l’illegittimità degli atti adottati dal Ministero della Difesa dopo il 9 ottobre 2010, per violazione di legge e dell’articolo 76 della Costituzione. La questione ora non mancherà di riversare i suoi - certamente devastanti - effetti su tutti gli atti e i procedimenti amministrativi adottati in virtù di norme che, qualora dovessero essere dichiarate nulle, stravolgerebbero l’intero sistema Difesa con la conseguenza che l’enorme contenzioso che si svilupperà sarà, ancora una volta, a causa dell’incompetenza di una classe politica e dirigente che troppo spesso opera con l’impunita consapevolezza di piegare le leggi e la Costituzione, pur di raggiungere lo scopo come ad esempio è avvenuto con la clamorosa soppressione del reato di “banda armata” e quindi l’interruzione di processi penali a carico di esponenti politici". Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).
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