(AGENPARL) - Roma, 24 mar - Padre e figlia seduti uno accanto all'altra. Lui operaio della Merloni in cassa integrazione straordinaria ormai da chissà quanto. Lei giovane apprendista presso un'impresa della green economy, in cassa integrazione in deroga da un anno. Un'immagine che è l'emblema dell'attuale situazione occupazionale della provincia di Perugia e che stamattina ha trovato un momento di concreta rappresentazione nella prima assemblea provinciale dei lavoratori cassaintegrati che la Cgil di Perugia ha organizzato presso una sede fortemente simbolica: il magazzino ex Limoni Cosmologic di Ponte San Giovanni, dove due anni fa 60 giovani lavoratori e lavoratrici hanno dato vita ad una dura lotta per salvare il loro posto di lavoro, una battaglia purtroppo alla fine perduta. Ed è stata proprio una di loro, Katiuscia Belia, 35 anni, 2 figli, a portare per prima la propria esperienza, descrivendo una situazione che dopo due anni è sempre più insostenibile. Nella quale per molte delle giovani lavoratrici, tuttora in cassa integrazione in deroga, ottenuta grazie alla mobilitazione di allora, non è stato possibile ritrovare un'occupazione, se non qualche impiego precario per pochi mesi. Ma all'assemblea c'erano lavoratori di ogni settore (oltre 100 in tutto), come Paolo Ambrosi, ex Upim di Perugia, azienda chiusa all'improvviso per decisione della nuova proprietà, la Coin, senza dare ai lavoratori “nemmeno il tempo di lottare per difendere il proprio lavoro”. O come i tanti operai della Merloni, vertenza diventata ormai il simbolo della crisi che sta investendo sempre più il territorio provinciale. E ancora i cassaintegrati della Grifo Cornici, quelli della Gaia Energia, della Pronto Green, della Fbm, della Cartolibraria tiberina, della Margaritelli, della Modi e Moda. E l'elenco potrebbe continuare a lungo. Le testimonianze portate hanno davvero reso l'idea di quanto sia dura la situazione per migliaia di famiglie (14mila in media i lavoratori interessati dalla cassa in Umbria) alle prese con riduzioni drastiche di reddito (in un anno in media fino a 8.500 euro in meno). Non si vive bene con 780 euro e due figli da mantenere, ha assicurato Antonio, operaio della Grifo Cornici, e soprattutto non si vive bene se dietro la cassa integrazione non si intravede una nuova prospettiva, perché così, come ha osservato Luciano Recchioni, operaio Merloni, vuol dire solo “prolungare l'agonia”. “Abbiamo organizzato questo appuntamento perché pensiamo sia importante ascoltare le voci delle lavoratrici e dei lavoratori che si trovano maggiormente in difficoltà - hanno spiegato nei loro interventi Mauro Moriconi e Patrizia Venturini, della segreteria provinciale Cgil – e anche perchè pensiamo che il sistema degli ammortizzatori sociali così com'è strutturato oggi non funziona. Lo dimostra il fatto che nella nostra regione i 2/3 della copertura sono garantiti dalla cig in deroga, uno strumento pagato, non dalle aziende, ma dalle regioni con i soldi dei contribuenti, in altre parole dai noi tutti, anche dagli stessi lavoratori in cassa”. E poi ci sono tante storture, denunciate anche dai lavoratori nei loro interventi. Per esempio nella strutturazione dei corsi di formazione, obbligatori per chi è in cassa integrazione in deroga, che non sempre rispondono alle vere esigenze di chi li frequenta e accanto ai quali servirebbero misure di sostegno che la Cgil chiede con forza, come i rimborsi benzina per chi deve fare decine di chilometri per raggiungere la sede del corso, o l'organizzazione si sistemi di babysitting per le madri che devono frequentarli. “L'iniziativa di oggi è importante perché mette insieme le voci e le esperienze individuali delle lavoratrici e dei lavoratori che vivono condizioni di grande difficoltà – ha commentato il segretario nazionale Cgil Vincenzo Scudiere – Tutti noi siamo consapevoli del fatto che soltanto insieme si può cambiare questa situazione drammatica. Quello che stiamo facendo da mesi, nella totale mancanza di una politica industriale del Governo, è resistere. Ma resistere non basta se non si indica anche una strada per uscire dal pantano in cui siamo ora. E' per questo – ha concluso Scudiere – che la Cgil, a partire dallo sciopero generale del 6 maggio, intende ripartire per riconquistare gli spazi che ci sono stati tolti in questi due anni”. Intanto, la Cgil di Perugia intende portare avanti l'esperienza inaugurata con l'assemblea di oggi. “Questo appuntamento è stato solo l'inizio di un percorso che intendiamo proseguire insieme alle lavoratrici e ai lavoratori cassaintegrati della nostra provincia – ha spiegato Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil di Perugia – e per questo daremo vita a partire da oggi ad una task force formata da lavoratrici e lavoratori in cassaintegrazione per possa fa sentire la voce di questa categoria, purtroppo sempre più vasta”. Altra proposta emersa nel corso dei lavori è quella di dar vita ad un vero e proprio vademecum del cassaintegrato, uno strumento che possa aiutare ad orientarsi meglio quando si viene catapultati in questa difficile condizione, in bilico tra lavoro e disoccupazione.
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