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(AGENPARL) - Roma, 04 lug - “Tagliare ulteriormente del 30 per cento gli incentivi alle rinnovabili è una follia”: con queste parole il presidente degli Ecologisti Democratici Fabrizio Vigni commenta il blitz che ha introdotto nel testo della manovra economica la norma sul taglio agli incentivi per le energie pulite.
“Quale mente perversa può aver pensato di colpire nuovamente le rinnovabili – prosegue Fabrizio Vigni – a pochi mesi dal già devastante decreto Romani? Come si fa a non vedere che le rinnovabili e l'efficienza energetica devono essere le priorità di un nuovo piano energetico per l'Italia, tanto più ora che il nucleare è uscito di scena? Non è neppure questione di destra o sinistra: qui siamo di fronte ad un governo che non comprende dove sta andando il mondo. Bisogna fare di tutto per impedire questo ulteriore danno all'economia italiana. Una volta di più - conclude il presidente Ecodem – si conferma la necessità di girare al più presto pagina nel governo del paese”.

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(AGENPARL) - Roma, 04 lug - "Il taglio agli incentivi alle rinnovabili, previsto nella manovra, svela la 'capacità' del governo di affossare l'economia del Paese, in un momento in cui il mercato mondiale si sta orientando verso l'ecosostenibilità". Ad affermarlo il capogruppo dell'Italia dei valori al Senato, Felice Belisario, secondo cui "questa sforbiciata alle fonti energetiche alternative significa anche non rispettare il messaggio che gli italiani hanno mandato in modo chiaro e netto al governo lo scorso giugno, con i referendum: noi non vogliamo il nucleare. Poiché l'unica alternativa per cambiare sistema energetico e combattere i cambiamenti climatici è un connubio di efficienza, risparmio energetico ed energie rinnovabili, con questo taglio mi chiedo che intenzioni abbia questo esecutivo. A voler pensare male sembra una ripicca, dopo il sonoro schiaffo incassato con i referendum. Come temevamo - conclude Belisario - il testo definitivo della manovra conferma ciò che sapevamo: questo governo se ne frega dei cittadini e non rispetta né i loro bisogni, né il loro volere".

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(AGENPARL) - Roma, 24 mar - “No all’abbattimento di un sistema che avrebbe come unico effetto quello di penalizzare l’intera filiera occupazionale di un comparto che, in un momento di forte crisi economica, è l'unico in crescita, soprattutto nel Mezzogiorno”. All’indomani dell’incontro al ministero dello Sviluppo economico tra i sindacati e i ministri Romani e Prestigiacomo sul decreto che tagli gli incentivi alle rinnovabili, la Cgil ribadisce la sua posizione. Nell’ incontro di ieri il ministro Romani, spiega in una nota il sindacato, “ha illustrato la scelta del governo affermando che il decreto legislativo approvato il 3 di marzo si è reso necessario perché le energie rinnovabili hanno registrato una crescita fuori da ogni aspettativa, raggiungendo con otto anni di anticipo l'obbiettivo previsto per il 2020, che era di circa 8 mila mw di potenza da fotovoltaico”. Questo, osserva la Cgil, “ha generato un forte appesantimento finanziario sul meccanismo incentivante del ‘Conto Energia’ con circa 3,5 miliardi di euro anno di copertura. Da qui è scaturita la decisione del governo di prevedere un limite annuo agli incentivi economici, cercando di salvaguardare gli investimenti già effettuati per il 2011”. “Se in questi anni - afferma il segretario confederale, Fabrizio Solari - c'è stata una bolla speculativa è evidente che qualcosa non ha funzionato ma la soluzione è da ricercare nella correzione degli errori commessi e non nell’abbattimento di un sistema, come invece prescrive il decreto legislativo dello scorso 3 marzo”. La Cgil ha inoltre ribadito, come rivendica da tempo, “come sia indispensabile, anche alla luce di quanto avvenuto in Giappone, che il nostro paese si doti di un nuovo piano energetico nazionale, che faccia vera programmazione per l'intero comparto energetico dell'Italia”. Su tutti questi temi il ministro, fa sapere la Cgil, “si è impegnato ha convocare una nuova riunione per la prossima settimana”.

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(AGENPARL) – Roma, 24 mar – Teme che la riflessione annunciata dal Ministro Paolo Romani sia un modo per interferire sul referendum sul nucleare. Il geologo e presentatore tv Mario Tozzi, dalle colonne del Secolo d’Italia, rassicura sui rischi della nube dal Giappone, ma mette in guardia su quelli dell’effetto emotivo.

“Nei pressi di una centrale l’incidenza dei tumori è del 76% in più dei tassi normali”, avverte. L’intervento dello Stato è necessario per costruire un reattore: “Costa 10 miliardi di euro – spiega – e senza incentivi non si può avviare”.

Tozzi non è d’accordo su tanti tabù che contornano il dibattito popolare e mediatico. Innanzitutto l’utilità del nucleare in Italia, perché tanto ce l’ha la vicina Francia: “Sarebbe come dire che se si abita accanto ad un piromane, tanto vale incendiarsi casa”. Sul coinvolgimento dell’oncologo Umberto Veronesi, Tozzi avverte: “Può affermare quali siano i rischi delle radiazioni nel presente, ma solo un fisico può dare la dimensione giusta sull’energia del futuro”. Tra pro e contro, il geologo televisivo invita alla prudenza: “Oggi non si può pensare al nucleare in termini ideologici. Guardiamo alle fonti rinnovabili”.

Quindi, il dato a confronto con la Germania, che spende in fotovoltaico ed eolico 4 miliardi, mentre l’Italia “che è il Paese del sole, ne investe solo 800 milioni”.

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(AGENPARL) - Roma, 23 mar - “E’ necessario che il Governo ripristini celermente gli incentivi per il fotovoltaico e le energie rinnovabili perché, a maggior ragione in questa fase storica, non si può fermare il treno della ricerca e dello sviluppo che passa per questo settore e per una Regione leader in questo campo come il Veneto”. Lo sottolinea il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia. “Lo chiedo - aggiunge Zaia – non solo perché si tratta di una questione economica che investe moltissime nostre imprese piccole e medie, non solo per una questione di equità e giustizia nei confronti dei tanti che sinora hanno investito in questo settore, non solo per un fatto di tipo culturale, ma perché questi incentivi vanno considerati come un vero e proprio motore di un Veneto rinnovato e proiettato al futuro”. “Come sostiene l’economista ed esperto di questioni energetiche Jeremy Rifkin – aggiunge Zaia - le grandi rivoluzioni economiche accadono quando l’umanità cambia il modo di produrre l’energia e quando cambia il modo di comunicare per organizzare questa rivoluzione energetica. E non dobbiamo dimenticare – prosegue – che anche l’Unione Europea ha posto come primo pilastro della terza rivoluzione industriale proprio le energie rinnovabili e distribuite. In futuro – conclude Zaia – non saremo competitivi se resteremo ancorati esclusivamente alle vecchie energie, e proprio per questo incentivare la ricerca e l’applicazione concreta di quelle rinnovabili e del fotovoltaico è un imperativo categorico”.

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(AGENPARL) - Roma, 23 mar - Un stop netto al nucleare, non una semplice “pausa di riflessione”, che appare “incompatibile con la perentorietà della scadenza referendaria”, e un rilancio degli investimenti nelle energie rinnovabili, con un allineamento alla Germania, che ha deciso di produrre l'80 per cento dell'energia da eolico e fotovoltaico. E’ quanto chiede l’Idv al ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, in un’interrogazione oggi al question time della Camera, primo firmatario il capogruppo Massimo Donadi. “Gli altri Paesi si possono permettere una pausa di riflessione, visto che il nucleare lo hanno scelto e stanno ora valutando di abbandonarlo - scrivono i deputati Idv - l'Italia no, perché il nostro Paese sta scegliendo ora, controcorrente e fuori tempo massimo, se adottare o meno il nucleare. Per questo, la pausa di riflessione annunciata dal Ministro interrogato è solo uno stratagemma per neutralizzare il referendum”. “Appare di tutta evidenza - concludono - che quanto è accaduto in Giappone rappresenti la drammatica dimostrazione del fatto che il nucleare sicuro in Italia e nel mondo non esiste”.

Di seguito la video intervista realizzata dall'AgenParl, all'on. Renato Cambursano (Idv), tra i firmatari dell'interrogazione. 

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(AGENPARL) - Roma, 21 mar - “Mentre il mondo intero, dopo la tragedia giapponese, accelera il passo sulle rinnovabili, l’Italia strangola il settore delle energie pulite e sicure”. Questo il giudizio di Adriano Salis, capogruppo Idv in Consiglio regionale della Sardegna sull’esito della riunione di venerdì scorso tra il Ministero dell’Ambiente e le Associazioni nazionali dei produttori.

“Con il decreto Romani – continua Salis - il Governo ha manifestato con chiarezza la volontà di chiudere il fotovoltaico. Concordiamo con il giudizio espresso al termine della riunione da Massimo Sapienza, presidente di AssoEnergieFuture, e portavoce degli imprenditori del comparto: “il ministero dell’Ambiente ha espresso la sua volontà di anticipare a Maggio il termine del bando 2011 e di fissare una nuova tariffa a partire da Giugno, con incentivi che escludono gli impianti solari medi e grandi, tagliando così fuori non solo l’industria che sta cercando di sopravvivere assieme ai suoi 150.000 lavoratori, ma anche le aziende agricole e artigianali che in questi mesi hanno investito nel fotovoltaico”.

“Il tetto degli 8.000 megawatt previsto dal bando è già stato raggiunto e questo taglia il contributo italiano al comparto dell’energia pulita. – aggiunge Salis - Si tratta di decisioni miopi, in totale controtendenza ad esempio rispetto a quelle ribadite dal governo tedesco; che non solo ha come obiettivo 52.000 megawatt da fotovoltaico ma ha deciso proprio oggi un rilancio delle rinnovabili per far fronte alla chiusura delle 7 centrali nucleari decisa dopo la tragedia in Giappone”. “Italia dei Valori si schiera a fianco delle aziende produttrici che hanno deciso di ricorrere per danni all’Alta Corte di Giustizia – conclude Salis - Chiederemo inoltre alla Giunta che anche la Sardegna si schieri con le altre Regioni che hanno già manifestato la volontà di ricorrere alla Corte costituzionale per chiedere l’annullamento del decreto Romani”.

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(AGENPARL) - Roma, 11 mar - Da un lato occorre incentivare lo sviluppo delle energie rinnovabili, arrivando all’obiettivo europeo del 17 per cento dei consumi finali entro il 2020, e dall’altro accelerare sul nucleare con la creazione dell’Agenzia per il nucleare. E’ il futurista Donato Lamorte, con un’interrogazione presentata ieri al ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, a delineare le linee programmatiche per “una reale indipendenza e sicurezza del nostro Paese in campo energetico”.

Il deputato di Futuro e Libertà auspica, nel più breve tempo possibile, la creazione di “nuove infrastrutture energetiche di interesse nazionale” come reti e infrastrutture di rigassificazione e stoccaggio di “competenza esclusiva dello Stato” e la rapida realizzazione della “Borsa del gas”, già prevista dalla legge 99 del 2009. Sull'approvvigionamento energetico italiano a causa delle rivolte arabe pesano ancora molte incognite, visto che, tranne l'Olanda da cui arriva il 19 per cento del gas, i restanti Paesi, come l'Algeria da cui si preleva il 33 per cento, sono a rischio stabilità politica, “quindi indirettamente minacciano la nostra indipendenza energetica, rendendo instabili i mercati e di conseguenza i prezzi con pesanti ripercussioni a catena sull'economia italiana”.

“Non rassicurano affatto le affermazioni del Governo né la linea strategico-economica adottata dall'amministratore delegato dell'Eni sul futuro energetico del Paese - afferma Lamorte - là dove si prevede che, per sopperire alla mancata fornitura di idrocarburi dalla Libia, venga aumentata la fornitura di gas dalla Russia con Gazprom attraverso la costruzione della South Stream, attualmente il 30 per cento della torta, oppure con il gasdotto Galsi che dall'Algeria arriva fino in Sardegna e di qui in Europa, come anche la costruzione della Pan-European Oil Pipeline (Peop), un oleodotto lungo 1.400 chilometri dal costo di 3,5 miliardi dollari, che collegherà il porto di Costanza, in Romania, alla città di Trieste”.

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