(AGENPARL) - Roma, 10 gen - Un mattone assiale della sala di Amon, nel Tempio di Karnak, reca incisa una parola che è un programma per ogni realtà iniziatica: “Reggere”. Il compito di colui che conosce, è fare strada all’umanità, mantenere la speranza. Indicare che in fondo alla notte c’è una luce possibile. Questa è anche la quinta del nuovo libro di Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Si intitola In nome dell’Uomo. Il Grande Oriente d’Italia e la modernità, edito da Mursia (a cura di Gerardo Picardo, prefazione di Paolo Peluffo, con un saggio di Santi Fedele) e in poche settimane ha esaurito la prima edizione ed è attualmente in ristampa. Un caso editoriale secondo alcuni, ma non sono in pochi a ritenere che il successo di queste pagine che parlano di amore e bellezza, ricerca di verità e libero pensiero, sia la schiettezza con cui il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani dialoga con la società civile. L’avvocato ravennate che ha aperto le porte di Villa Medici il Vascello, insieme agli archivi della più antica Obbedienza massonica italiana (oggi il G.O.I. conta più di 21.500 ‘fratelli’, per 766 logge in tutta Italia), si confronta a viso aperto sui temi della bioetica e delle scelte profonde. Perché “per noi il confine non è limite ma confronto”, ama dire il numro uno dei massoni italiani. E così il ‘Gran Maestro della Primavera’, che ha preso a pedate la scomoda storia della P2, condannando senza appello il ‘materassaio di Arezzo’, guarda avanti. E lancia anche in questo colloquio con il lettore un messaggio di costruzione sociale, invitando a scoprire l’umanità e a “educare una generazione di ribelli contro un tempo di decadenza”. Raffi ha percorso il 2011 facendo convegni e iniziative per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, rilanciare scuola pubblica, laicità, impegno per abolire privilegi ed esenzioni feudali. La sua Massoneria non è quella del Museo delle Cere o dei cappucci rintanati nelle segrete, ma una scelta di vita perché il fratello, sosteneva Pitagora, è un altro me stesso. Non ci sono trame o massoni alla guzzantimaniera (peraltro simpatica) né la Spectra. A parlare, invece, è la Massoneria del popolo, ‘gli operai della speranza’, chiama i suoi massoni il Gran Maestro. Fuori da una letteratura taxiliana sempre pronta a generalizzazioni e tagliando corto su certi affiliati e sedicente obbedienze (“esiste una galassia di tali enti, che si distinguono unicamente in ragione del nome specifico che gli stessi assumono. Può esserci anche la massoneria di Topolinia o delle Winx, tanto per fare un esempio paradossale”), Raffi invita invece a scoprire un mondo di gente alla ricerca di senso, che cammina sul pavimento a scacchi, bianco e nero come le lotte della storia. Perché i veri massoni, iniziati per un progetto e non per scalare posizioni e cambiare colore ai grembiulini, hanno un unico compito: costruire su ogni rovina. Sono più di mille i ‘bussanti’ alle porte del Tempio, cioè gli uomini liberi che vogliono comprendere il cammino della Obbedienza, che è adogmatica e plurale. Aperta alla storia. Molti sono giovani, e l’0età media dei liberi muratori è di 42 anni. “La risposta – dice Raffi in questo libro- sta nell'essenza stessa della Massoneria: Tu sei miei fratello. Per la Libera Muratoria questo è verbo di vita iniziatica e allo stesso tempo è parola concreta d'azione. Siamo sentinelle nella notte, gente che ricorda agli uomini i valori senza tempo di libertà, fratellanza, uguaglianza”. E c’è anche dell’altro: “Quando ci sono le tenebre dell'intolleranza – spiega Raffi - e ciò che divide sembra avere l'ultima parola sul poco che unisce, allora spuntano le tre luci dell'Ordine: Forza, Bellezza e Sapienza. E fanno strada. Ma la forza che amiamo di più in noi stessi e negli altri è l'infinita libertà di vita. Quella libertà di cui Giordano Bruno parlava a Morgana indicando l'aquila della ragione e le mani, che servono a costruire speranza. La Libera Muratoria non è un club e non ci sono ragioni di comodo per cui si dovrebbe aderire ad essa. Nella storia – ricorda il numero uno di Palazzo Giustiniani - tutto inizia sempre con un incontro. Accade così tra due persone che si amano, è così tra due amici che si scoprono uniti in un tratto di tempo, analogamente avviene per uomini liberi e di buoni costumi che, rimanendo sempre soli a cercare verità scomode, decidono di compiere questo viaggio in cordata con altri”. Guardandosi negli occhi, dandosi del tu al di là di ogni appartenenza, credo o pensiero politico e religioso. Scriveva il massone Rudyar Kipling nel poema La Loggia Madre, descrivendo l’ideale della effettiva fraternità: “Rubale vi era, il capostazione; Beaseley, dei lavori stradali, Ackman, Intendenza, Doukin, direttore della prigione e Blake, il sergente istruttore. Vi era anche Bola Nath, il contabile, Saul, l’ebreo di Aden, Din Mohamed, dell’ufficio del catasto. Il signor Chuckerbutty, Amin Singh, il Sick, e Castro, dell’officina, ch’era cattolico e romano. E insieme conversavano ad aperto cuore di religione e d’altre cose. Ciascuno si riferiva al suo Dio. Così, uno dopo l’altro, i Fratelli parlavano senza agitarsi. Fuori si dicevano: ‘Sergente, mio signore, salute, salam’. Qui nell’interno: ‘Mio Fratello’. Ed è un bene che così sia…”.
Così, per Raffi “il segreto è il come si vivono le cose. Oltre la seta e il velluto, c’è una pietra da mettere accanto alle altre per costruire”. Non è un caso che il libero muratore Goethe scriveva: “Muori e divieni”. L’unica cosa che il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani tiene a rimarcare è che il ricavato di questo libro sarà interamente devoluto in beneficenza alle opere massoniche Asili Notturni di Torino e Piccolo Cosmo, che ogni anno assistono malati e poveri con migliaia di pasti caldi, posti letto e cure mediche. Lo fanno in silenzio e con il cuore. C’è una via da percorrere e una sapienza che si potrà imparare solo all’interno dell’Ordine, ma la Massoneria dei proletari di Raffi ha sgrezzato tante pietre e fugato molte incomprensioni. Una scelta. E’ della fine del secolo XV un antico racconto che la Massoneria si tramanda: un passante osserva tree artigiani che lavorano in un cantiere e a ciascuno di essi domanda: “Cosa fate?”. “Mi guadagno la vita”, afferma il primo. “Sto tagliando una pietra”, replica il secondo. Ma il terzo, che era un Compagno iniziato sorride e risponde tranquillo: “Io costruisco una cattedrale”. E’ questa la differenza, anche nelle cordate della Massoneria italiana, tra chi vuole davvero disegnare un futuro possibile e solidale, e chi invece cerca solo posti a tavola patacche e titoli più o meno roboanti, come nel catalogo di Leporello, messo in musica da Mozart nel Don Giovanni. Comunque la si pensi, una cosa è certa: Gustavo Raffi appartiene alla prima categoria. E la sua è una scommessa che dura.



















